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13/05/2005

Negli Usa ieri è andato in onda l'ultimo episodio di Enterprise,
in quarant'anni la saga ha raccontato il presente ambientandolo nel futuro
Star Trek chiude i battenti,
ma la leggenda continua
In 700 episodi gli Usa dalla "Nuova frontiera" alla "Guerra preventiva"
di GIOVANNI GAGLIARDI

Star Trek addio. Dopo aver raccontato per quasi quarant'anni il futuro, ieri negli Usa l'Enterprise è partita per l'ultima missione, salutata dalla rivolta dei fan di tutto il mondo che hanno cercato in tutti i modi di rinviare la decisione della Paramount. Sulla rete Upn è andata in onda la puntata finale della quarta serie di Enterprise, ambientata circa 150 anni prima della serie classica (quella di Kirk e Spock). Ma ascolti bassi e spese alte (4-5 milioni di dollari ad episodio) hanno convinto la produzione che è ora di chiudere i battenti per sempre.

Quarant'anni. Ma come è la terra, e la sua storia, vista dall'Enterprise? Con "The Next Generation", "Deep Space Nine" e "Voyager", l'universo di Star Trek è composto da poco meno di 700 episodi, che iniziano nel 1966, e 10 film. Un "corpus" imponente che ha permesso al padre della serie, Gene Roddenberry e poi ai suoi collaboratori, di raccontare il presente attraverso il futuro: quasi mezzo secolo di storia dalla nuova frontiera di Kennedy fino al post 11 settembre.

Contro la guerra preventiva. Gli episodi in onda in questo periodo su La7 (da noi Enterprise è alla terza stagione), vedono i nostri eroi alle prese con una razza aliena, gli Xindi, i quali hanno saputo che in un lontano futuro verranno distrutti dai terrestri, decidono quindi di colpire per primi, provocando sulla terra milioni di morti e progettando l'arma finale. E il capitano Archer sceglie la via diplomatica e, pur avendone la possibilità, non attacca: "Credono di agire così per autodifesa. Distruggendo questo complesso confermeremmo le loro peggiori paure sull'umanità". E la via che sceglie per risolvere il problema non è eliminare il nemico, ma le ragioni che hanno scatenato il conflitto.

Metafora. "Star Trek usa la fantascienza per trattare in metafora le cose del presente - spiega Gabriella Cordone, "capitano" dello Star Trek italian club - approfitta della fantascienza. All'epoca della serie classica in questo modo passava la censura. Oltre alla la presenza di un russo, in piena guerra fredda, c'era l'afroamericana Uhura con il famoso bacio interrazziale con Kirk. In una serie che non fosse stata fantascienza non l'avrebbero permesso".

Rivoluzione. Fu una rivoluzione. Nichelle Nichols, ovvero Uhura, racconta di quando prese la decisione di abbandonare la serie e Martin Luther King la convinse a ripensarci: le spiegò quanto il suo personaggio fosse diventato importante per la causa della tolleranza e della convivenza pacifica tra bianchi e neri. Anche se sullo sfondo rimangono l'atteggiamento machista del capitano Kirk e i foschi Klingon, bellicosi e rozzi, così simili ai sovietici.

Perestrojka. Eppure il nemico diventerà ex, grazie ad una sorta di perestrojka extraterrestre. Un klingon, Worf, entrerà a far parte del ponte di comando della Next generation e arriverà a dire frasi del tipo: "Il vero banco di prova di un guerriero non è fuori... è dentro se stesso".

Prima direttiva. Una particolarità di Star Trek è la Prima direttiva, l'equipaggio viene vincolato alla non interferenza: "Impedisce al personale e alle astronavi d'interferire nelle normali dinamiche delle civiltà con cui vengono a contatto. Sembra un monito nei confronti di certa politica estera americana, volta a coltivare più gli interessi di una certa parte (politica, finanziaria) che non altro", spiega Angelica Tintori, autrice del libro "Star Trek: Lo specchio dell'America".

Yankees e Communists. E anche se gli Usa-Federazione dei pianeti, a volte vengono criticati, tuttavia restano i portatori sani di civiltà. Ma il superamento dell'ottica militarista è drastico. Luigi Rosa, artefice di Hypetrek, un sito-monumento alla saga, ricorda che "nell'episodio Le parole sacre in un pianeta c'è una lotta tra Yangs (Yankees) e Kohms (Communists) e il buon Kirk alla fine scopre che il segreto del "testo sacro" custodito dagli Yangs altro non era che una copia della Costituzione americana".

I conflitti. Scorrendo i quarant'anni di Star Trek si incontra tutta la storia moderna dell'umanità, ad esempio la serie "Deep space 9" (dove il capitano è un afro-americano), inizia parlando di un conflitto di tipo medio-orientale, "ma non stona neanche pensare all'occupazione cinese del Tibet", suggerisce Angelica Tintori. E come sempre gli autori non danno nessuna indicazione, ma solo la rappresentazione di una situazione pazzesca: "Loro uccidono noi, noi uccidiamo loro. Non c'è proprio niente da festeggiare", dice Kira, una delle protagoniste, nell'episodio Legami di sangue e acqua. Temi delicatissimi che portano con sé anche la questione della "riconciliazione".

La fine. E arriviamo all'ultima stagione che da noi sbarcherà a dicembre: "Inizierà anche quella contro la guerra - rivela Gabriella Cordone - e porteranno avanti i temi dell'intolleranza. C'è il ritorno dei tiranni geneticamente migliorati della serie classica. Saranno i figli di Kahan (il cattivo del secondo film della serie, impersonato da Ricardo Montalban). Si critica insomma la manipolazione genetica finalizzata solo al miglioramento della razza". Da segnalare una frase del capitano Archer: "Da una abilità superiore nasce una ambizione superiore".

Qualcosa di nuovo. E mentre i fan italiani si accingono a celebrare a Bellaria Kirk e soci (ospite d'onore sarà William Shatner), Veronica Villa, autrice della prima tesi di laurea italiana su Star Trek, spiega che "al di là delle ragioni economiche, gli stessi autori oggi sono consapevoli di essere arrivati alla fine della corsa, il modello si è esaurito e non può essere sostenuto ancora". Di tutt'altro avviso Gabriella Cordone: "Star Trek non è finito - dice senza esitazioni -, è finita la quinta serie per mancanza di ascolti. Ma l'anno prossimo ci sarà il quarantennale e si vocifera che la Paramount stia preparando qualcosa. Chissà, forse ci sarà una pausa, ma poi riprenderà". Insomma come dice Deanna Troi, consigliere del capitano Picard: "Ci sono molti modi per aiutare un amico, e a volte il modo migliore è lasciare che rifletta".



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